"Le complessità nella gestione territoriale del paziente con sindrome coronarica acuta"

Questo il titolo del convengo tenuto venerdì scorso, 13 giugno, presso la sala riunioni dell'Azienda Ospedaliera "Pugliese-Ciaccio" di Catanzaro
presidio "Pugliese".
Il convegno, previsto nel progetto GE.CO ed inserito nel Programma Nazionale di Formazione Continua in Medicina, è stato destinato alla figura professionale di Cardiologia-Medicina Generale (Medici di Famiglia).
Direttori del corso il Dottore Vincenzo Antonio Ciconte, Presidente dell'Ordine dei Medici e degli Odontoiatri, e il dottore Francesco Cassadonte, Direttore f.f. del Reparto di Cardiologia, Utic ed Emodinamica del nosocomio. Responsabile scientifico dottore Roberto Ceravolo, Dirigente medico del medesimo reparto e responsabile dell'Emodinamica.
Tanti i temi trattati come la terapia conservativa e invasiva con doppia antiaggregazione, la terapia secondaria e il destino post dimissioni con la presentazione di alcuni casi clinici illustrati dai relatori presenti. Non sono mancati, in aggiunta, spunti propositivi su come modificare la storia clinica di un paziente con sindrome coronarica acuta mutando i comportamenti clinico-terapeutici.
«Il progetto è nato dall'impegno e dalla volontà del dottore Roberto Ceravolo, molto attivo anche in questo settore. – ha detto il dottore Cassadonte-. La nostra unità è chiamata, oggi, a gestire pazienti sempre più complessi che si sottopongono a procedure interventistiche molto delicate. Per tale ragione è importante un raccordo con i medici del territorio al fine di monitorare meglio il destino dei pazienti».
Creare una rete che unisca l'ospedale al territorio. È questo l'obiettivo del progetto Ge.Co. nelle parole del dottore Roberto Ceravolo.
«L'ospedale deve aprirsi al territorio – ha detto il responsabile dell'Emodinamica - e creare dei ponti con chi lavora con i pazienti, avere, quindi, un linguaggio unico per meglio gestire i pazienti affetti da sindrome coronarica acuta».
Non a caso l'infarto miocardico è la causa più frequente di mortalità e morbilità nel mondo. In Italia la mortalità per cardiopatia ischemica rappresenta il 12% di tutte le morti, l'infarto acuto l'8%, nella popolazione di età compresa tra 35 e 74 anni.
Negli ultimi anni molto è cambiato circa l'approccio ai soggetti affetti da sindrome coronarica acuta, sia per quanto riguarda l'aspetto diagnostico che per quello terapeutico, basta pensare alla diagnostica per immagine sempre più sofisticata o ai nuovi markers per l'infarto miocardico sempre più attendibili.
Ma è proprio dall'impegno e dalla collaborazione di tutte le figure professionali chiamate a prendere parte alla gestione del paziente con sca, infatti, che possono scaturire risultati ottimali a favore del paziente infartuato.